"Amo la libertà della stampa più in considerazione dei mali che previene che per il bene che essa fa" Alexis de Tocqueville

martedì 15 dicembre 2009

Una batosta che serva da lezione (?)

Domenica 13 dicembre il centrosinistra faentino si è espresso chiaramente su chi vuole che sia il prossimo candidato per le amministrative del 2010.

Una vittoria netta e schiacciante che ha visto il "simpatizzante" Pd, ma espressione del cosiddetto Laboratorio Faenza, Giovanni Malpezzi aggiudicarsi il 58% dei consensi contro il 42% delle preferenze catalizzate dall'uomo del Pd, Luca de Tollis.

Non votavo a Faenza, ma senza ombra di dubbio, avrei votato per de Tollis.

Avrei perso. E come perdente adesso mi si aprirebbero momenti di riflessione sui perché e sui per come di questo risultato

Partendo ormai dall'assunto, credo condiviso, che le primarie siano uno strumento di grande trasparenza e partecipazione democratica e politica, introdotta in Italia dal Partito democratico, il risultato faentino non può essere liquidato in modo superficiale

Credo serva una riflessione importante e seria all'interno dello stesso Pd, manfredo ma non solo. Perché sugli sbagli è sempre meglio meditare e riflettere

Secondo il Libertario il risultato è arrivato a causa di una sommatoria di fattori:

in primis il giudizio verso il candidato Pd da parte del popolo delle primarie sembra riflettersi direttamente da un giudizio "riferibile" agli inquilini di Palazzo Manfredi. E come si è visto non sembra essere certo positivo. Un campanello di allarme che, forse, andava compreso fin dall'inizio in modo più organico e pragmatico. Il perché fosse nato Laboratorio Faenza con un suo candidato ed in forte contrapposizione alla denunciata nomenklatura autoreferente ed autoreferenziata fino ad oggi non se lo era chiesto, concretamente e seriamente, nessuno?

In secondo luogo posizioni da "presunzione aprioristica" oggi portano sempre di più a questi risultati. Il tutto per un'altra serie di motivi:

Il momento più difficile e se vogliamo delicato per un'amministrazione, dal punto di vista politico, è chiaramente la fine di mandato. Lasciare ai posteri l'ardua fatica è politicamente poco correct.... Preoccuparsene di striscio diventa quindi un surplus che oggi non se lo può più permettere nessuno. Di questo sarebbe bene che un po' tutti, amministratori, sindaci e partiti se ne rendessero conto in chiave nuova.

Oltre al fare bene, grande prerogativa della buona amministrazione, credo sia giusto e strategicamente funzionale al concetto di continuità propositiva, anche riconoscere l'importanza altrui, soprattutto se sono tuoi elettori, iscritti o semplici sostenitori...

Inoltre credo sia fondamentale dialogare, ma anche ascoltare gli altri con sentimenti di umiltà paritaria

Infine, coltivare non in un sprint finale ma durante tutta l'amministrazione relazioni interno-esterno all'amministrazione stessa in grado di poter supportare anche quantitativamente proprio la continuità progressiva deve diventare il nuovo sistema di gestione della riconoscibilità politica. Una sorta di marketing di contenuto e di forma che è palesemente mancato a Faenza e mi sembra inizi a mancare anche nel territorio.

Dall'America abbiamo importato il metodo delle primarie. Sarebbe ora che i partiti più strutturati importino anche la metodologia della lobbing. Non il vecchio spoil system o il "signorottismo" delle tessere ma una vera capacità di interrelazione dialettica con i partner ed i soggetti economici, sociali, culturali ecc che possono e potranno sempre di più muovere la cosiddetta coscienza politica pubblica. Non farlo, sminuirne le portata o minimizzarlo come metodo berlusconiano è un altro errore madornale di una certa parte del Pd che si è visto soffiare da personalità esterne ma cosiddette amiche lo scettro di scaltro ragionatore e calcolatore politico. Ed il risultato è stato la vittoria di questi ultimi sull'organizzazione del Partito

Poi si leggono i commenti del centrodestra e la risata nasce spontanea.
Ma quali giudizi potranno essere presi seriamente da parte di chi, ancora oggi, sceglie i propri candidati con bagarre personalistiche degne del più partitocratico sistema da prima repubblica. Proprio a Faenza basti seguire il dibattito interno al centrodestra per avere una fotografia di tutto ciò...
E' ora che il partito democratico lo dichiari apertamente. Lo ha fatto recentemente il segretario Pagani. Sarebbe bene che Malpezzi e il centrosinistra, domani proseguano. Perchè se si dice che i faentini abbiano dichiarato domenica la propria volontà di cambiamento, le premesse gettate dal centrodestra si inseriscono in un solco che ha tutto al di fuori dello spirito innovativo...

lunedì 30 novembre 2009

Ne rimarrà soltanto uno... forse

Sbirciando tra le vetrine del Mei ho intravisto questa frase stampata su di una maglietta...


Penso che la userò per i miei auguri....

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,

e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,

e non c’era rimasto nessuno a protestare".


So che su questa poesia - citazione - pensiero ci sono tante tesi discordi.

L'autore accreditato fu Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller, venne ripresa da Bertolt Bercht.

In molte lingue venne tradotta in forme diverse.

Di chiunque sia non mi interessa.

L'importante è il contenuto!

lunedì 9 novembre 2009

Correva l'anno 1989...

Avevo 12 anni quel giorno.

Un po’ pochi forse per poter comprendere appieno cosa significasse quell’evento commentato dai più come la fine della guerra fredda, della storia e l’inizio di una possibile quanto ri-attualizzata guerra di civiltà.

Il Secolo breve aveva scritto la propria parola fine passando attraverso le macerie di cemento armato.

Ero giovanissimo ma comunque partecipe.

Non sta certo a me, oggi, a vent’anni da quel fatto, poter dare giudizi di merito su scelte che vennero prese sessantaquattro anni prima sulle sponde della cittadina ucraina affacciata sul mar Nero dalle potenze Alleate e dalla Russia.

Non posso e non mi sento in grado.

Quello che però, a distanza di due decadi di tempo, posso tranquillamente affermare è che le ragioni ed il vento della libertà e della democrazia, seppur imperfette, hanno, in quel 9 novembre del 1989, ripreso il sopravvento.

Un muro, una barriera, una separazione fisica e culturale è andata definitivamente a sgretolarsi. Pezzo dopo pezzo. E proprio da quella gente che in cuor suo si è trovata divisa in casa propria senza comprenderne appieno le motivazioni.

Un potente simbolo di divisione e tensione permanente, una rappresentazione fisica della ferrea contrapposizione politica tra due blocchi perdeva, in un batter d’occhio, tutta la sua forza. Una città, un popolo, ma due orizzonti diversi fino ad allora separati trovavano di nuovo un respiro comune, un unico cielo sotto il quale guardare al futuro.

Non senza traumi.

Dal quel 9 novembre, in continuazione, fotogrammi di gesti estremi come quelli di Ida Siekmann, Olga Segler, Chris Gueffroy e Winfried Freudenberg hanno echeggiato sulle cronache di tutti i mass media mondiali. Persone e cittadini della stessa Berlino che trovarono la morte alla ricerca di una possibile occidentalizzazione della propria vita.

Mi ricordo, ma forse perché recentemente mi sono imbattuto in quel reportage, che ad attraversare quella cortina non erano, però, solo esuli e traditori ex-compagni berlinesi verso i loro cugini consumatori. C’era anche chi voleva compiere un estremo gesto di ribellione da Ovest verso Est. Furono, infatti, circa duecento i punk berlinesi, abitanti della baraccopoli dell’Ovest posizionata vicino al cosiddetto triangolo di Lenné, che si trovarono a scappare e cercare rifugio proprio nella comunista Berlino Est per sfuggire alle durissime cariche dei poliziotti occidentali. Un'estemporanea ed estrema inversione di tendenza che rende, oggi più di ieri, ancora più tragicomica la quotidianità che attraversava la Berlino di quegli anni.

Fiumi di testi, parole, riflessioni sul senso e sulle possibili evoluzioni socio-politiche si sono susseguiti senza soluzione di continuità in questi anni.

Oggi di quel muro rimangono solamente presenze in souvenir. Reminiscenze ideologiche trasformate in feticci della storia. Cianfrusaglie da mercatini ambulanti facile preda di turismi mordi e fuggi.

Ma adesso mi ritiro ad ammirare quella perla che prese forma proprio nel cuore di Potsdamer Platz pochi mesi dopo la caduta del muro: era il 21 luglio 1990, sul palco c’era Roger Waters…

martedì 20 ottobre 2009

La chiavetta che inchiappetta

Il simbolo del declino "dell'inamovibile impero berlusconiano" sta tutto in una semplice, piccola e se si vuole ridicola chiavetta Usb

La notizia del lancio sul mercato da parte di Sky della chiavetta che da dicembre permetterà di poter vedere i canali (in chiaro) del digitale terrestre direttamente dal suo decoder è di quelle da far tremare le vene a chiunque abbia un ben che minimo senso, o cultura, del mercato

Con la presa di posizione del direttore generale Rai Mauro Masi di buttare, nel luglio scorso, 60milioni di euro per sette anni di contratto tra Sky e Raisat il danno economico, culturale ma anche di intellettualità manageriale è di quelli da radiazione immediata da tutte le responsabilità aziendali.

Se una perdita di un contratto di siffatto genere succedesse all'interno di una azienda seria, di qualsiasi genere e forma essa sia, il dg sarebbe immediatamente cacciato a calci nel sedere.

Ma il carrozzone di Mamma Rai non si smentisce ... neanche se a guidarlo è la mano lunga del grande imprenditore della comunicazione italiana!!!

Una domanda non può quindi che nascere spontanea... Chi, oggi, sceglierà un costoso e sicuramente problematico sistema digitale terrestre, quando, per avere un servizio praticamente identico, basterà una semplice Usb dal costo di qualche euro???

Questo è il mercato, baby!!!

lunedì 12 ottobre 2009

Da che pulpito viene la predica...

"Nulla può eguagliare o sostituire il valore formativo rappresentato dalla crescita in un ambiente familiare sicuro".
Molto sicuro, talmente sicuro e formativo che un padre accoltella la figlia perchè esce con un ragazzo proveniente dall'Albania....

Per Benedetto XVI "il significato delle famiglie è quello fondato su uno stabile e fecondo matrimonio tra un uomo e una donna".
Della serie divorzi, convivenze, eventuali Dico sono tutte fesserie... Esistono anche altre forme d'amore e condivisione sentimentale lo volete capire o no?!?!

"Una società che incoraggi modelli alternativi di vita domestica per il bene di una supposta diversità rischia di innescare conseguenze sociali che non portano allo sviluppo umano integrale".
Come dire: mai e poi mai si vedano Big Jim con Big Jim e la Barbie con la Barbie... non permetterebbero uno sviluppo umano integrale...

Ma vivi e lascia vivere non eh .?.?.

giovedì 24 settembre 2009

Tra Cristina d'Avena e la migliore tradizione lirica italiana Lui c'è





Questo l'albo d'oro: